Mastersound dritti al cuore della musica.

Più che una recensione il mio è un racconto…un racconto di musica vissuta intensamente e per molti aspetti indimenticabile.

La sede di Mastersound è situata nel hinterland di Vicenza, una città caratterizzata da un delizioso centro storico contornato da una cintura urbana brutalmente vilipesa con alternarsi di capannoni industriali e abitazioni mescolate senza alcuna logica a causa della totale assenza di un degno piano di urbanizzazione.
Siamo stati accolti con un sorriso da uno dei due titolari Lorenzo Sanavio e siamo immediatamente entrati in una piccola saletta d’ascolto attinente al laboratorio dove si assemblano gli amplificatori.
Appena entrati siamo rimasti stupiti dalla mancanza di formalismo, non c’erano fronzoli, nessun aggeggio magico niente cavi anaconda nulla di esoterico.

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La ciabatta di alimentazione era di quelle che trovate negli ceste dei saldi a Mediaworld o in un negozio di ferramenta. I cavi di potenza normali, dallo spessore minimo, e i cavi di segnale autocostruiti.
Su due porta-elettroniche separate c’erano due amplificatori integrati e un preamplificatore. Gli integrati erano un “Due Venti S.E.”, come recita il nome un 2 X 20 watt in Classe “A” equipaggiato con quattro EL34 e un “Compact 845” per 30 watt totali e due valvole appunto 845.

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Le sorgenti erano costituite da due cd player d’annata di cui un Marantz CD 67 MKII che Lorenzo ha sottolineato essere del valore di… 250 euro.
Al nostro arrivo, gli amplificatori erano già accesi e di conseguenza abbiamo iniziato subito ad ascoltare musica partendo dal piccolo “Due Venti S.E.”

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Nel salotto Mastersound.

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Le EL34 le conosco bene, è un suono che avevo nelle orecchie e che ho ascoltato per 10 anni e immediatamente le ho riconosciute.
Il primo impatto è stato positivo con una scena larga malgrado l’amplificatore fosse collegato a diffusori mai sentiti prima, ovvero delle Mastersound due vie reduci da un periodo nel quale la ditta si dedicava anche alla costruzione di diffusori.
Abbiamo ascoltato parecchi CD e mano a mano che il tempo passava il grado di confidenza aumentava.
Si percepiva che Lorenzo non aveva secondi fini e non era li per vendere prodotti era solamente motivato da grande passione. Condividere le gioie d’ascolto con noi gli procurava piacere.

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Non sono mancati affascinanti aneddoti di viaggi in giro per le fiere di tutto il mondo al C.E.S. di Las Vegas piuttosto che ad Hong Kong, Montreal, Monaco sempre a fianco del suo fedele lettore Marantz CD 67 MkII descritto come un mulo dalla meccanica indistruttibile e sballottato in aereo per mezzo mondo sempre pronto al bisogno.

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La politica di Mastersound.

Pur avendo avvertito il titolare che la mia visita era duplice, a livello personale e in veste di recensore per Bit Audio World e pur sapendo di aver di fronte a se una persona pronta a valutare i suoi prodotti la cordialità e la disponibilità hanno prevalso su tutto. L’armonia ad un certo punto ha favorito l’esternazione confidenziale e Lorenzo si è lasciato andare ad informazioni sui costi di produzione e sulla proposta ricevuta da produttori Cinesi per replicare il prodotto a costi 5 volte inferiori.

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Il rifiuto di Mastersound di piegarsi alle logiche di prezzo francamente mi ha inorgoglito.
Scelte di questo tipo vanno elogiate e tenute in considerazione all’atto dell’acquisto, spendere qualcosa in più non vuol dire solo assicurarsi una qualità maggiore ma anche riconoscere il coraggio e la coerenza di costruttori che le fabbricano in barba alle politiche di mercato.
Ad un certo punto ho vestito i panni professionali che mal mi si confanno è ho fatto alcune domande mirate relative al prodotto, pur avendo già in tasca buona parte delle risposte.
Conosco da buon Veneto il territorio e così come ho criticato lo scempio urbanistico non posso che lodare la qualità della manifattura delle imprese del Vicentino, qualità di prim’ordine che il mondo ci invidia.
Può sembrare di poco conto ma anche la semplice costruzione del telaio traspariva nella sua nudità di ottima fattura.
Verniciatura impeccabile, finiture in legno, parti in alluminio, manopole, minuteria, morsetti di uscita sdoppiati per le impedenze di 8 o 4 Ohm, enormi cilindri in metallo nero che coprono i trasformatori di ingresso… tutto finemente curato nei particolari.

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Ho chiesto se ogni cosa fosse Made in Italy, mi ha confermato che ad accezione degli ottimi Alps, dei cavi per il cabling interno che vengono dalla Svizzera, di un paio di piccoli particolari ed ovviamente delle valvole il resto è produzione nostrana.
Questo è non solo frutto di una scelta ma indispensabile per avere la possibilità di esportate tramite certificazione all’estero ed in certi paesi.

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Tornando all’ascolto le 845 mi hanno immediatamente incantato, non pensavo che lo stacco con le EL34 fosse così evidente.
E’ anche difficile descrivere la qualità diversa della valvola, le 845 sono superiori in tutto.
Le valvole a bordo sono tutto sommato economiche di produzione attuale che, a detta di Lorenzo, garantiscono un costanza di rendimento pur con la consapevolezza di un performance leggermente inferiore.
Garantire performance ripetitive è importante per uniformare la qualità, trovare due valvole simili su di un lotto necessità una selezione costosa ed eventuali scarti, cosa che con valvole di serie con rendimenti costanti non avviene.
Le famose 845, triodi a riscaldamento diretto, qui montate in coppia in configurazione single ended parallelo sono di provenienza Cinese.
Ho chiesto ogni quanto vadano sostituiti e la risposta è stata ogni 5 anni con un utilizzo medio. Il costo è molto abbordabile, 120 euro circa. Nel caso del “Due Venti S.E.” il bias è automatico nel caso delle 845 si regola una volta è poi il tutto si bilancia automaticamente per via del rendimento differente delle due valvole, poi al cambio valvole si procede nuovamente una volta sola e così via.

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Io e Marco ci scambiavamo sguardi compiacenti mentre la musica ad un volume decisamente sostenuto scorreva senza alcuna incertezza. Non c’è mai stato alcun momento in cui qualcosa sia andato fuori registro anche nei passaggi più difficili.
Il segreto a detta di Lorenzo sta nei trasformatori di uscita, sovradimensionati e realizzati grazie all’esperienza in quel campo da cui proviene il progettista, il fratello Luciano.
Sbalorditiva la velocità dei transienti , assolutamente inusuale per le nostre esperienze in ambito valvole.
Linearità su tutta la gamma anche se in basso abbiamo entrambi percepito un’articolazione raccolta ma siamo convinti trattasi di sorgente e diffusori piuttosto che di finali.
Setosità, limpidezza, morbidezza e precisione dosate nella costruzione di immagini semplici con archi, ottoni, legni e percussioni.
Io sono un ammiratore dei vecchi chip Philips TDA1541 e amo i DAC NOS quindi ritrovarmi un Marantz con le sonorità simili mi ha sicuramente aiutato nel decifrare il suono di questi finali.
Noi, accaniti “daccaioli”, avevamo tra le mani un nuovissimo Burson Audio DA-160 ancora imballato e ricevuto dal corriere sull’uscio del mio ufficio mentre stavamo uscendo per avviarci a Mastersound.
La tentazione è stata tanta ma la consapevolezza che la mancanza di rodaggio avrebbe sfalsato i giudizio ci ha fatto desistere.
Sorgente Marantz con magrezza in gamma bassa e un dettaglio non proprio da primato hanno aumentato il mio giudizio favorevole per le 845 capaci di ricostruire il puzzle dei pezzi mancanti rendendo il tutto semplicemente celestiale in un coinvolgimento di livello superlativo.
Astor Piazzolla si è materializzato portando al limite massimo la velocità di esecuzione. L’esecutore ed il riproduttore si sono sfidati lungamente in passaggi al limite. L’estensione di queste valvole è stupefacente così come la tenuta. Inesistente la fatica d’ ascolto

Una seconda audizione

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Lorenzo ci ha proposto un’ulteriore audizione alla quale non abbiamo saputo resistere.
Ci ha accompagnato da un suo cliente, grande appassionato che ci ha accolto con eleganza e cortesia.
Non nascondo un passeggero imbarazzo dovuto alla sfarzosità e alla bellezza della villa collocata in una collina a dominare Vicenza.
Non sono un appassionato di architettura anche se ho avuto occasione di soggiornare a lungo grazie ad amici in ville importanti respirando il pensiero controrazionalista di Gae Aulenti in una sua splendida espressione in quel di Saint Tropez.
Bassa la mia cultura ma occhio allenato a riconoscere il motivo dell’architetto.
Un tentativo ben riuscito di moderno e antico fatto di ampie vetrate e verande con profili in acciaio ed improvvise atmosfere British.
Grande cura nella scelta del legno usato e per le decorazioni degli interni, arricchiti da arredi pregiati in cui respirare il fascino di un’atmosfera remota. Bandito il bianco dalle pareti con dominanza di colori caldi e scuri in ambienti confortevoli.
In una stanza a doppio uso, adibita all’ascolto di musica e alla visione di film ci attende il trionfo e l’orgoglio di Mastersound. Il proprietario ci tiene ad esprimere la sua fedeltà al marchio narrandoci i suoi primi acquisti fatti quando amava discutere con il padre di Lorenzo, grande intenditore di valvole, vero artefice di questa tradizione tutta Italiana che si tramanda nel tempo.

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La stanza d’ascolto è acusticamente attrezzata con tappeti importanti, tendaggi spessi, ovattata a tal punto che il padrone di casa abbassa il grande schermo per la videoproiezione così da migliorare, a suo dire, la resa acustica.
Con orgoglio ci fa notare che i suoi nuovi finali da oltre 100 watt l’uno sono l’ultima fatica di casa Mastersound e sono in rodaggio.
Si diverte a raccontarci le emozioni dei suoni provenienti da ogni direzione di come l’ascolto sia appagante restituito dai diffusori Mastersound costruiti dal padre di Lorenzo e Luciano.
E così fioccano i racconti e su come a dir loro siano usciti vincenti in confronto con diffusori blasonati dal costo di 60.000 euro
Non ero a valutare i diffusori ma sia io che Marco abbiamo avuto qualche perplessità in qualche passaggio ma complessivamente godibili su tutte le gamme.
Il Wadia non mi ha convinto del tutto e quindi ho chiesto a gran voce l’analogico.
Appena la puntina (che a detta del proprietario non era di gran qualità) è scesa ad esplorare i solchi di un vinile nuovo di zecca aperto per l’occasione, mi è arrivata una tale quantità di musica corrispondente ad una gran boccata d’ossigeno.
Devo ammettere che il suono di 100 watt con le 845 era identico a quello di 50 watt e questo lo dico facendo un complimento.
E’ ovvio che 100 watt possono far comodo ma sono convinto che un Compact 845 non abbia molto da invidiare al suo fratello maggiore, tale e l’insensibilità al carico di questi finali che spingono con vigore in ogni condizione.
Se devo cercare il pelo nell’uovo ho riscontrato una leggera tendenza ad ingigantire la scena da parte dei 100 watt.
Ovvio potrebbe trattarsi del preamplificatore ma per dovizia andava riportato. Non ho accennato al fascino della luce emanata da questi finali, che rischiara di un color oro intenso l’ambiente, una luce ammaliante che solo i finali a valvole possono riprodurre…che atmosfera!
Chi possiede tali apparecchi è consapevole del calore intenso che emanano. La superficie delle valvole supera i 200 gradi, alimentate con una tensione di circa 1.050 V vanno maneggiate con cura ed attenzione.
Non li abbiamo ne accesi ne ascoltati ma sono in bella presenza fotografati e quindi è giusto menzionare gli altri 5 finali a valvole dedicati al home-theater . Sì…avete letto bene, ogni canale del 5.1 è singolarmente alimentato da un gioiello a valvole ed uno dei Mastersound è stato modificato appositamente per il subwoofer.

Le mie conclusioni

Non ho insistito sui vari particolari tecnici, sul telecomando di legno massiccio non ad infrarossi ma a radiofrequenza, sulle caratteristiche tecniche, sul numero degli ingressi, sulle massicce punte che sostengono gli apparecchi, sui principi di funzionamento.
Tutte informazioni che più o meno trovate in rete o visionando il sito Mastersound o leggendo altre recensioni.
Anche una semplice occhiata al sito fa intuire come tutto il tempo sia completamente dedicato al prodotto, tralasciando la forma che purtroppo spesso fa vendere più della sostanza.
Un sito scarno e che non rende assolutamente giustizia alla bellezza e alla passione vera che emerge solo attraverso un’ascolto o un contatto visivo ravvicinato con questi oggetti.
Del suono abbiamo detto forse troppo poco.
La gamma bassa ha il giusto controllo, l’intelligibilità degli strumenti è ottima il dettaglio è più che sufficiente, la trasparenza eccellente.
L’immagine è larga, mediamente profonda, con buona tridimensionalità degli strumenti.
Un suono autorevole ma neutro che proprio perché restituito da un valvolare diventa una grande dote.

Il meccanismo che dispone la musica non si inceppa mai la grammatica e sintassi del suo linguaggio è consapevolmente forte e restituisce una costruzione della musica forse non sobria ma mai abbandonata a se stessa.

Un suono che rende evidente il pensiero musicale che immediatamente spazza via l’inutile e il superfluo per arrivare dritto al cuore.

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